lunedì 8 ottobre 2007
lunedì 1 ottobre 2007
lunedì 3 settembre 2007
sul doppio Soru, il metodo Ottana è l'incenerimento della democrazia
Oggi (ieri per chi legge) si è tenuta presso la sala mensa dell' Enichem di Ottana una riunione sull'inceneritore: i lavori sono iniziati alle 17:00 e sono terminati alle 21:30. In questa
riunione ci sarebbe dovuto essere l'atteso confronto tra tecnici RAS da una parte e tecnici del comitato contro l'inceneritore dall'altra. L' incontro di oggi, infatti, era stato organizzato prendendo accordi direttamente con il segretario particolare del Governatore Soru con il quale si è concordata la data, e la presenza di tecnici delle due parti. Chi scrive si è recato a Ottana con la speranza di poter assistere ad un contraddittorio sul merito tecnico delle scelte che hanno portato la Giunta Regionale a decidere di fare l'inceneritore. Questo articolo, quindi, avrebbe dovuto contenere un resoconto delle differenti posizioni tecniche. Ma poiché i tecnici della RAS erano impossibilitati a presenziare all'incontro quest'articolo non potrà parlare del contraddittorio tecnico.
Quest'articolo non racconterà neanche degli ottimi interventi del Prof. Paul Connett, venuto appositamente da New York City per raccontarci la sua strategia Rifiuti Zero, e del dott. Vincenzo Migaleddu: il contenuto di tali interventi è stato infatti già riportato nei precedenti articoli pubblicati dall' Altravoce sullo stesso argomento.
Preferisco non parlare dell'atteggiamento poco incline al dialogo dell'Assessore Morittu, e non vi racconterò neanche dell'intervento dell'Assessore Dirindin in cui ha affermato che per
l'impianto di Ottana si procederà alla redazione di un VIS (Valutazione Impatto Sanitario).
E allora... di cosa parlare?
Rimangono da raccontare due o tre cose che riguardano l'incenerimento della democrazia, il Soru governatore, il Soru candidato alla segreteria del Pd regionale. Il Soru candidato alla segreteria del PD, durante l'incontro tenutosi qualche giorno fa a Nuoro, ha stabilito come suo metodo di azione politica le primarie, “che devono essere applicate ad ogni livello”. Più o meno la stessa cosa, il Soru Governatore l'ha detta, e ribadita, in tutte e due le riunioni tenutesi a Ottana: continua infatti a dire che la scelta dell'inceneritore si farà solo con il consenso della popolazione.
Ottimo.
Ma come Mariangela Barca, componente del comitato contro l'inceneritore, ha fatto giustamente notare nel suo intervento (il più lucido di tutta la serata) se Soru crede davvero a quello che dice occorre azzerare tutta la procedura che si è seguita finora, coinvolgere le popolazioni nella scelta prima di fare la scelta stessa. Che senso ha parlare di coinvolgimento delle popolazioni interessate se le scelte sono già state compiute? Mi rivolgo a Lei signor Governatore, e a te Compagno Candidato (Segretario), con tutto il rispetto per la persona, per la carica e per il partito, chi pensate di prendere in giro? Parlate di partecipazione democratica, dite di voler coinvolgere le popolazioni, volete addirittura adottare le primarie come metodo. Tutti ottimi intenti. Per metterli in pratica prima scegliete la sede di Ottana nel piano energetico regionale, poi scrivete le linee guida per l'impianto, fate la gara per il progetto, individuate il vincitore, e infine dite che occorre fare un confronto “tecnico”, si concorda la data ma non portate i vostri tecnici al confronto. Al termine di tutto questo entrambi continuate imperterriti a ripetere che la politica deve sapere ascoltare. E fate sapere che il confronto tecnico si terrà in Ottobre, a Cagliari, in occasione di un convegno internazionale.
Si può capire che non si potesse fare il convegno internazionale all' Enichem di Ottana, ma forse la scelta di Nuoro avrebbe reso più semplice la partecipazione dei cittadini al convegno nel quale si terrà (?) il tanto atteso confronto tecnico. Mi chiedo, compagno Candidato Segretario e Sig. Governatore, con chi pensate di parlare? Per cosa, e quando, pensate di coinvolgere i cittadini? Per la scelta del colore con cui dipingere le bare nelle quali li volete seppellire?
Tu, compagno Soru, hai idea di quale sia la base del partito del quale ti stai candidando a segretario?
Lei, sig. Governatore, pensa davvero che chi l'ha votata tre anni fa, non si senta preso in giro da questo modo di fare, con cui Lei dice di volere ascoltare ma poi decide senza riconoscere le posizioni altrui?
Tra le tante cose che conoscete immagino non Vi sfuggano i fondamenti della dialettica Hegeliana, che tanta parte ha avuto nella storia di uno dei due partiti che tu, compagno Soru, ti candidi a dirigere. La storia, nella dialettica Hegeliana, è un processo di contrapposizione tra tesi e antitesi. Contrapposizione che dà luogo alla sintesi, un processo nel quale entrambi gli elementi sono presenti, e entrambi gli elementi risultano rinnovati e arricchiti di nuovi significati. Un segretario di Partito deve avere ben chiaro che cosa significhi questo processo, almeno quanto lo deve aver chiaro il Governatore di una Regione Autonoma. Senza la sintesi, senza la contrapposizione costruttiva e la capacità di dialogo non si persegue il consenso. In alcuni casi si può imporre la propria tesi. Ma c'è il rischio che, prima o poi, la tesi e chi la impone vengano spazzati via dalla Storia.
A proposito di tesi, antitesi e sintesi, sarebbe stato interessante conoscere la posizione in merito all'inceneritore del Senatore Cabras, ma non risultava essere presente alla riunione di Ottana. Né risulta, allo stato attuale, alcuna sua dichiarazione in merito. Attendiamo con ansia che ci dica cosa ne pensa.
Da elettore, da iscritto e da dirigente di partito, e da possibile iscritto al partito democratico, mi aspetto molto dai miei dirigenti: non che dicano di ascoltare, ma che ascoltino davvero, e dopo aver ascoltato che tengano conto delle posizioni della base: non che dichiarino la democrazia, ma che la mettano in pratica.
Da cittadino mi aspetto molto dai miei dipendenti amministratori: che decidano per il bene di tutti, possibilmente dopo aver ascoltato chi li ha votati, e se questo non è possibile mi aspetto che spieghino le loro scelte convincendo almeno i propri elettori.
Chiedo troppo?
Venerdì 31.08.2007 presso l'Enichem di Ottana si è tenuto un incontro sull'inceneritore cui hanno preso parte il prof. Paul Connett, professore di chimica alla St Lawrence University di New York, il dott. Vincenzo Migaleddu, dell' Associazione dei Medici per l'Ambiente, il dott. Marchetti del CNR, gli Assessori Dirindin e Morittu e il presidente della Regione, Renato Soru. Al convegno hanno partecipato centinaia di persone e il clima era quello di grande attesa: ci sarebbe infatti dovuto essere un contradditorio tra i tecnici della Regione e i tecnici del Comitato contro l'inceneritore. Finalmente si sarebbe potuto capire, aldilà delle rispettive opinioni, quale era il merito tecnico del progetto. Per ragioni legate all'indisponibilità dei tecnici RAS questo confronto non c'è stato, ma si è comunque assistito ad un buon dibattito nel quale sono emerse tutte le contraddizioni della scelta di costruire l'inceneritore a Ottana.
L'intervento di Paul Connett, pur nella difficoltà della traduzione a volte non precisissima, ha suscitato l'interesse e la partecipazione di tutti: il professore, infatti, ha spiegato, con il suo stile istrionico, in modo semplice e scientificamente ineccepibile la strategia “Zero Waste 2020” - Rifiuti Zero, ovvero l'applicazione delle 3R al ciclo dei rifiuti: Riduzione della produzione di rifiuti, Raccolta differenziata , Riciclo. Strategia che in trent'anni può portare all'azzeramento della produzione di rifiuti. Il professore si è soffermato sulla descrizione dell'impianto di San Francisco, già citato in questo articolo de L'Altravoce e, in seguito, ha spiegato come, in natura, non esistano rifiuti: la materia non si distrugge, si trasforma. Ciò che non può essere trasformato-riciclato semplicemente non dovrebbe essere prodotto. Per questa ragione Connett auspica la creazione, insieme all'impianto di Trattamento Meccanico Biologico, anche di un centro di ricerca che possa studiare quali tecniche e tecnologie sono più adatte per la riduzione del materiale non riciclabile in uscita dall'impianto.
Successivamente è intervenuto il prof. Marchetti, del CNR, che ha messo in evidenza gli errori nelle stime della RAS circa la produzione di Energia elettrica dall'incenerimento dei rifiuti. Secondo gli studi del prof. Marchetti, per produrre i 25 MWe citati nel Piano Energetico Ambientale Regionale, occorrerebbe portare a Ottana tutti i rifiuti prodotti in Sardegna.
Il dottor Migaleddu ha ricordato che l'Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda di classificare il trattamento dei rifiuti come un problema sanitario, non energetico. In relazione ai rischi sanitari, il dott. Migaleddu ha descritto i danni per la salute legati agli impianti di incenerimento e, citando il D.M. 3/08/2005, ha ricordato che il conferimento in discariche comuni delle ceneri tossiche è vietato dalle Leggi italiane, in quanto tali ceneri sono considerate "rifiuti pericolosi". Per questa ragione gli impianti di incenerimento in Lombardia conferiscono le ceneri in discariche adeguate in Gerimania, ma tale soluzione sarebbe molto difficile da adottare in Sardegna per ovvie ragioni legate al trasporto.
In merito alle preoccupazioni per la salute dei cittadini l'assessore Dirindin ha confermato che, insieme alla Valutazione di Impatto Ambientale, si procederà anche alla Valutazione di Impatto Sanitario, e che in quella sede tutti potranno portare le proprie obiezioni circa le scelte della RAS.
L'assessore Morittu ha ribadito la posizione della Giunta Regionale, ovvero la volontà di continuare nel progetto di costruire l'inceneritore a Ottana,seppure attraverso il confronto con le popolazioni. Volontà riaffermata anche dal Governatore secondo cui occorre continuare nel processo di confronto con le popolazioni attraverso il convegno internazionale sulla gestione dei riufiuti che si terrà a Cagliari in Ottobre.
In chiusura, Mariangela Barca, del comitato contro l'inceneritore, ha risposto alla domanda che serpeggiava in tutta la platea. Dove sono i tecnici della Regione? La risposta è che la data di venerdì è stata fissata in accordo con il Governatore, e che due giorni prima del convegno, organizzato interamente a spese del comitato, è arrivata la richiesta da parte della RAS di spostare l'incontro a Ottobre. Appare evidente che non era possibile spostare la data dell'incontro 48 ore prima, e si è deciso quindi di procedere anche senza i tecnici della RAS.
Al termine degli interventi è rimasta in sala la certezza che esista un altro modo per trattare i rifiuti, un modo eco-compatibile ed economicamente sostenibile. E' rimasta anche la consapevolezza e la delusione per un'occasione mancata: Connett, Migaleddu e Marchetti, infatti oltre a convincere i presenti con le loro argomentazioni, avrebbero potuto anche dialogare con i tecnici della RAS, se questi ultimi ci fossero stati. E da questo dialogo sarebbe potuta aumentare la conoscenza della materia, da ambo le parti.
domenica 22 luglio 2007
Il Trattamento Meccanico Biologico: una valida alternativa agli inceneritori
Negli articoli precedenti sono stati presentati i dubbi circa i rischi per la salute legati all'incenerimento dei rifiuti, i dubbi circa le biomasse e quelli circa la scelta di Ottana. In questo articolo si sarebbero dovute affrontare le questioni circa la necessità e l'opportunità di produrre a Ottana altra energia elettrica. Tuttavia nella riunione tenutasi presso l'Enichem di Ottana il 13.07.2007 anche il Governatore Soru ha affermato che, con l'andamento a regime della centrale Clivati, è venuta meno la necessità di produrre altra energia elettrica a Ottana. Durante lo stesso intervento Soru ha riconosciuto che dall'impianto di Ottana "è ragionevole eliminare la linea delle biomasse" e che i tecnici della RAS valuteranno questa ipotesi, riducendo quindi la potenza della CTI dai 40MWe previsti a 20 MWe (quelli generati dall'incenerimento del CDR).
L'inceneritore, quindi, non è più visto come un sistema per smaltire i rifiuti e produrre energia elettrica (da cui la scelta dell'impianto di Ottana nel PEAR), ma finalmente solo come un modo per smaltire i rifiuti. L'eventuale produzione di energia elettrica mediante l'incenerimento dei rifiuti è, forse, un vantaggio, ma di certo non il motivo per cui lo si dovrebbe scegliere, visto che a Ottana non c'è necessità di avere altra energia.
Levate dal campo la presunta necessità di produrre energia elettrica e l'illusione di creare nuovi posti di lavoro, si può ragionare su quale sia la migliore soluzione ad un problema reale che va affrontato seriamente e risolto nel migliore dei modi. Questo articolo è un modesto tentativo di proporre un modo per smaltire i rifiuti che non comporti tutti i rischi sanitari precedentemente esposti.
Come già detto, il problema più grave legato all'incenerimento è dovuto all'emissione di sostanze tossiche (diossina e nanopolveri) nell'aria. L'altro grande problema è il fatto che il 30% circa di ciò che viene conferito in un inceneritore deve essere smaltito in discariche speciali. Il processo di incenerimento, infatti, produce delle scorie altamente tossiche che non possono essere smaltite in discariche comuni, ma vanno collocate in discariche "speciali". Gli inceneritori, quindi, non risolvono il problema delle discariche, lo complicano, sopratutto in una regione come la Sardegna.
La soluzione che qui si intende proporre si chiama Trattamento Meccanico Biologico (TMB): un insieme di tecnologie in grado di recuperare circa il 70% dei materiali in ingresso. Questo rapporto, pubblicato in Inghilterra nel febbraio del 2003 e tradotto in italiano in occasione della Quarta Giornata Mondiale contro l'Incenerimento dei Rifiuti dimostra, attraverso una dettagliata descrizione tecnica, come a completamento di sistemi di riduzione all'origine e di capillare raccolta differenziata dei rifiuti possa operare un impianto di trattamento degli scarti residui in grado di recuperare circa il 70% dei materiali in ingresso.
Il TMB non emette gas tossici o nanopolveri nell'aria, e non ha necessità di essere alimentato da un quantitativo costante di rifiuti, come invece ha l'inceneritore. L'incenerimento dei rifiuti, infatti, richiede che, anche a fronte di una auspicata riduzione dei rifiuti in ingresso, sia comunque necessario garantire un flusso costante di rifiuti. In pratica, se non si producono abbastanza rifiuti (ovvero se la produzione decresce grazie alla raccolta differenziata) occorre importarli da fuori per fare in modo che l'inceneritore bruci la quantità prevista di CDR. Questo è evidentemente un assurdo: da una parte si dice di voler ridurre il quantitativo di rifiuti attraverso la raccolta differenziata, dall'altra invece si costruisce un impianto che ha bisogno di un flusso costante di rifiuti.
Il TMB è un sistema di riciclaggio e riuso non inquinante, e che si integra perfettamente con la raccolta differenziata, e che è già una realtà in diverse parti del mondo: qui esamineremo brevemente le soluzioni adottate negli Stati Uniti a San Francisco, e in Australia a Sidney.
Nell'impianto di San Francisco vengono trattate in media 1.200 tonnellate al giorno (440.000 t/a) di rifiuti. Originariamente la raccolta porta-porta richiedeva che le persone mettessero carta, vetro e lattine in cestini separati. Questa soluzione comportava un maggiore grado di collaborazione e di impegno da parte dei cittadini, ma, attualmente la via più conveniente è la raccolta a "flusso unico" . I rifiuti, con la sola eccezione dell'umido, vengono collocati dai cittadini in un contenitore unico che viene conferito nell'impianto, ed il cui contenuto viene separato e identificato attraverso il lavoro di un sistema meccanico e di 110 operai. La raccolta a flusso unico semplifica la vita dei cittadini, e contemporaneamente consente di recuperare più materiali: questo sistema infatti ha consentito alla città di San Francisco di raggiungere il 69% di raccolta differenziata, una delle percentuali più alte in America (dato riportato su questo articolo dell'Economist).
L'impianto di Sidney è stato realizzato con un investimento di circa 70 milioni di dollari ed è in grado di trattare un quantitativo di rifiuti non differenziati di circa 250.000 t/a. Il primo impianto di questo tipo ha iniziato a trattare i rifiuti proprio nel settembre del 2004 ma recentemente un impianto analogo è stato appaltato dalle autorità pubbliche del Lancashire in Inghilterra. La tecnologia sta facendo registrare un notevole successo di mercato non solo in Australia e in Asia ma anche in Inghilterra dove molte comunità si stanno battendo contro l’incenerimento dei rifiuti.
A Sidney vi è una raccolta differenziata in crescita ma ancora in corso di miglioramento per superare quote più elevate del 30%. Pertanto il rifiuto in ingresso che va all’impianto è paragonabile a “rifiuto tal quale”. In questo quadro ciò che entra nell’impianto è per circa il 50% scarto di cibi e per il resto è formato da plastiche, carta e cartoni, vetro, metalli e tessili ecc. Nel corso del trattamento vi è una riduzione in peso di circa il 48% per effetto della evaporazione e della perdita di CO2.
Si invia al riciclaggio circa il 13% del totale dei rifiuti in ingresso cosi’ suddiviso :
- 4% di carta,
- 3% di metalli,
- 1- 2% di plastiche,
- 2% di vetro e
- 2% di altro (legno, tessili);
In pratica, da ogni tonnellata di rifiuti che entra in discarica, escono:
- circa 450 Kg emessi nell'aria sotto forma di Anidride Carbonica e Vapore acqueo: non vi sono emissioni di sostanze inquinanti o di nanopolveri.
- circa 300 Kg di materiale riusabile o riciclabile.
- circa 250 Kg tra FOS e rifiuti non riciclabili, collocabili in comuni discariche, non essendo un rifiuto tossico (come invece sarebbero i 300 Kg in uscita dall'inceneritore).
La sostanziale differenza tra l'approccio con l'inceneritore e quello con il TMB è che il rifiuto nel primo caso è uno scarto da bruciare, nel secondo invece è un'opportunita cui applicare le pratiche del riciclo e del riuso. Queste pratiche, accompagnate da opportune politiche di riduzione dei rifiuti, possono portare all'obiettivo "Rifiuti Zero": una sfida che può essere vinta, come dimostrano esperienze in tutto il mondo, e che va comunque combattuta, soprattutto da un'Amministrazione che ha fatto della difesa dell'Ambiente uno dei suoi cavalli di battaglia. E' molto importante, infatti, salvare le coste e così incrementare il turismo. Ma è fondamentale salvare ciò che le coste delimitano: la nostra terra e tutte quelle creature che hanno la fortuna di viverci sopra per tutta la vita, non solo per un mese l'anno.
lunedì 16 luglio 2007
- la produzione di energia da biomasse suscita diversi dubbi.
- la scelta di collocare l'impianto a Ottana pone molti problemi in una zona già in evidente stato di difficoltà.
I. Riguardo la produzione di energia da biomasse ci occuperemo di:
- Biomasse forestali
- Biomasse no-food
- Il progetto per lo sfruttamento delle biomasse
- Gli utili prodotti dall'impianto
1. Le Biomasse Forestali.
La produzione di energia elettrica da biomasse forestali consiste nella raccolta di sostanze di origine vegetale dai boschi, nel loro conferimento nell'impianto di Ottana e nella successiva combustione con recupero dell'energia termica per la produzione di energia elettrica.
Nel Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) redatto dall'Assessorato all'Industria, si afferma che con le biomasse forestali è alimentabile una potenza elettrica di 40MWe. Questa affermazione è basata sul fatto che l'Assessorato all'Ambiente, nel Piano Forestale Ambientale Regionale (PFAR) stima che sia disponibile in Sardegna una produzione di circa 300.000 tonnellate/anno (t/a) di biomasse forestali. Questa affermazione viene poi ripresa nelle "Specifiche Tecniche per la progettazione di una centrale termica integrata nell'area industriale di Ottana" (Linee Guida Generali) in cui si legge che a fianco degl impianti di combustione dei CDR devono essere previste una o più linee per la produzione di energia elettrica da biomasse:120.000 t/a di origine forestale e 80.000 t/a no-food.
Esaminiamo cosa dice il PFAR.
Nell'Allegato III del PFAR, intitolato "Analisi di massa delle biomasse forestali a scopo energetico" al paragrafo 1.1 si stima che dalla gestione dei boschi sull'intera regione "risulta traibile un potenziale massimo di biomassa oscillante tra 290.890 e 318.569 t/anno". Questo è il dato che sia il PEAR sia le Linee Guida Generali citano a sostegno della tesi secondo cui sarebbe opportuno prevedere un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse di origine forestale. Tuttavia, gli stessi autori del PFAR, nel paragrafo 1 affermano che "le analisi riportate prescindono da qualunque valutazione di tipo economico, non essendo infatti prese in considerazione le problematiche legate alla logistica degli impianti, al costo degli interventi selvicolturali, al costo del conferimento in centrale, etc. I risultati ottenuti hanno pertanto carattere di investigazione preliminare sull'argomento e prescindono da qualunque verifica sulla convenienza economica degli interventi di installazione di centrali per produzione energetica alimentate da biomassa forestale".
In pratica, le 300.000 tonnellate/anno ci sono, ma la convenienza economica del loro trattamento per la produzione di energia elettrica non è in alcun modo investigata nè tantomeno, dimostrata. Non sappiamo quanto costa conferire le biomasse forestali negli impianti e non sappiamo quale sarà il costo finale dell'energia elettrica prodotta.
Che senso ha parlare di produzione di energia elettrica da biomasse se non si è valutato appieno quale è il costo finale dell'energia elettrica che verrà prodotta?
Se questa valutazione non viene fatta a priori il rischio è che "le valutazioni di tipo economico" rendano sconsigliabile, a posteriori, l'uso delle biomasse e che quindi la linea per le biomasse dell'impianto di Ottana sia antieconomica e debba essere o chiusa o riconvertita all'incenerimento del CDR, come è già successo a Brescia.
La questione delle biomasse forestali crea dunque alcune contraddizioni, infatti:
- nel PFAR si individua un quantitativo di biomasse di 300.000 t/a, e si afferma espressamente che questo dato è puramente quantitativo ma necessita di un approfondimento circa la valutazione dei costi di gestione, conferimento, ecc.
- nel PEAR si dice che queste 300.000 t/a potrebbero produrre 40MWe, ma che almeno una parte della potenza suddetta sarebbe preferibile venisse prodotta da piccoli impianti collocati nelle zone agricole.
- nella delibera n. 6/5 del 14.02.2006 si parla di una generica seconda linea a biomasse il cui 40% sia costituito da biomassa no-food, e il 60% di provenienza forestale.
- nella Premessa delle Linee Guida Generali si legge che a Ottana si devono produrre 20MWe incenerendo colture no-food e forestali. Qualche pagina più avanti, nel par. 1.2.2, si legge che risulta "più semplice l’individuazione di poli di risorsa locali, capaci di assicurare livelli di potenza di piccola scala (micro impianti di cogenerazione), piuttosto che la previsione di poche (1-2) centrali di media potenza (10-20 Mwe)". In pratica nelle Linee Guida Generali si stabilisce che 12 MWe (il 60% dell'energia prodotta dalle biomasse) debbano essere prodotti da biomasse forestali, ma subito dopo si afferma che questa produzione è scarsamente conveniente...
Gli estensori delle Linee Guida Generali affermano che le scelte da loro stessi indicate non sono convenienti. A questo punto è legittimo il dubbio che la produzione di energia elettrica da biomasse sia un'attività che nasce in perdita, e che possa tradursi o in una riconversione della linea delle biomasse verso l'incenerimento del CDR, o in un aggravio dei costi di smaltimento con conseguente aumento delle tariffe per i cittadini.
2. la produzione di energia da biomasse no-food
La scelta di produrre energia elettrica attraverso l'uso di biomasse in una regione in cui si vive una perenne carenza d'acqua comporta ovvi rischi di approvvigionamento: dovremmo usare la poca acqua che abbiamo per produrre energia elettrica che non ci serve, o per lo meno che ci serve sicuramente meno dell'acqua necessaria a produrla. Per poter valutare appieno la convenienza dell'uso di biomasse no-food per la produzione di energia elettrica occorrerebbe valutarne il "costo in acqua", ovvero quanto costa 1 MWe di energia prodotta in termini di acqua consumata. Questa valutazione, non presente nelle Linee Guida Generali, nè indicata nei progetti presentati, renderebbe palese un costo per la collettività dei Sardi: l'acqua usata per le biomasse no-food sarebbe sottratta ad altre colture e a filiere ad alto valore aggiunto. Se vogliamo produrre energia pulita, è meglio usare ciò che abbiamo in abbondanza, ad esempio il vento, con gli impianti eolici, e il sole, con gli impianti fotovoltaici, e conserviamo l'acqua per scopi più importanti.
3. Il progetto di sfruttamento delle biomasse
Le Linee Guida Generali stabiliscono che "La proposta progettuale dovrà prevedere delle linee dedicate alla valorizzazione delle biomasse nel rispetto delle caratteristiche qualitative e quantitative precisate nel capitolo relativo alle biomasse. Sarà cura del proponente individuare la tecnologia più adatta per l’utilizzo delle stesse biomasse, ovvero il
numero di linee da installare, la tipologia del forno, e il sistema di trattamento degli effluenti solidi, liquidi e gassosi. "
In pratica i partecipanti alla gara hanno piena libertà nell'elaborazione di un sistema di gestione delle biomasse, però devono garantire:
- di produrre almeno 20MWe dalle biomasse
- di usare 120.000 t/a di biomasse forestali
- di produrre il 40% dell'energia da biomasse agricole
Tuttavia alcuni dei membri della commissione che ha aggiudicato il progetto, in una lettera riservata indirizzata al presidente della Commissione Aggiudicatrice, affermano che il progetto presentato non prevede il necessario dettaglio sulla linea per le biomasse. Inoltre l'Ing. Gianni Mura, rappresentante tecnico incaricato dal Comune di Ottana in seno alla commissione , in un articolo de l'Unione Sarda del 12.06.2006 afferma «Alle biomasse non crede nessuno. Il bando è molto preciso sulle tecnologie relative ai rifiuti, mentre sulle biomasse chiede indicazioni ai concorrenti. Nessuna delle proposte in gara ha rispettato il bando».
4. Sugli utili prodotti dall'impianto
Nei primi 11 anni ci dovrebbero essere di 62 milioni di euro di utili, così ripartiti: 13 milioni provenienti dalle tariffe (56,40 euro per tonnellata), 20 milioni dalla vendita di energia e 28 milioni, ovvero la quota più cospicua, dai certificati verdi (ROC), premi europei per chi produce energia utilizzando fonti rinnovabili. Nello stesso articolo Mura afferma che «Visto il dibattito in atto, è possibile che i certificati verdi vengano eliminati. Significa che quei 28 milioni di euro dovranno arrivare da altre entrate attraverso l'aumento delle tariffe.
II. Sulla scelta di Ottana
Fermi restando tutti i dubbi precedentemente espressi, riguardanti l'incenerimento in quanto tale, e la convenienza nell'usare in Sardegna biomasse per produrre energia elettrica, esistono anche forti perplessità riguardo la scelta di collocare l'impianto a Ottana:
- la collocazione dell'impianto in relazione alla distribuzione della produzione dei rifiuti a livello regionale
- l'impatto ambientale in una zona già altamente inquinata
- le ricadute sulle produzioni alimentari e sui livelli occupazionali della zona
1. La collocazione dell'impianto in relazione alla distribuzione della produzione di rifiuti a livello regionale
Nel 7° RAPPORTO SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI IN SARDEGNA - ANNO 2005 viene, tra le altre cose, riportata anche la ripartizione della produzione dei rifiuti per Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), coincidenti con le vecchie province.
La scelta di Ottana, ricadente nell'ATO di Nuoro, comporta la movimentazione del 31% di tutti i rifiuti i prodotti nell'isola. Una collocazione più accurata dell'impianto di incenerimento comporterebbe una minore movimentazione dei rifiuti, con conseguente risparmio energetico e minore impatto ambientale.
2. L'impatto ambientale in una zona già inquinata
La zona di Ottana rientra già tra quelle ad alto impatto ambientale. La collocazione dell'inceneritore costituirebbe un ulteriore aggravio della pressione ambientale e dei livelli di inquinamento, che aumenterebbero per due ordini di motivi:
- le emissioni dell'inceneritore
- le emissioni dei mezzi necessari per portare i rifiuti in ingresso (CDR) e in uscita (ceneri)
Aumentare i livelli di inquinamento in una zona già inquinata comporta un aumento del tasso di rischio per le popolazioni interessate sicuramente maggiore di quello che si avrebbe collocando l'impianto in altre zone meno degradate dal punto di vista ambientale, infatti aumentando le fonti inquinanti aumenta anche la probabilità di sforare le soglie ammissibili.
3. Le ricadute sulle produzioni alimentari e sui livelli occupazionali della zona
Con l'aumento dei tassi di inquinamento, in particolare diossine e nanopolveri emesse dall'inceneritore e diossine emesse dai mezzi di movimentazione dei rifiuti, la filiera latto-casearia risulterebbe compromessa. Le produzioni agroalimentari e l'indotto legato ad esse subirebbero un danno anche occupazionale ben maggiore dei 40 posti di lavoro creati dall'impianto di incenerimento dei rifiuti. Questo danno occupazionale andrebbe a ricadere su una realtà già depressa, togliendo ai residenti in quelle zone l'unico sbocco occupazionale possibile.
Il prossimo articolo tratterà della necessità di produrre altra energia elettrica in Sardegna, e delle alternative allo smaltimento dei rifiuti attraverso l'incenerimento.
lunedì 9 luglio 2007
Termovalorizzatori...
Parte I - Cinque fatti sull'incenerimento dei rifiuti.
Dopo la delibera della RAS in cui, di fatto, si dà il via al progetto del Termovalorizzatore di Ottana, molti sono quelli che si sono schierati contro l'impianto e molti sostengono che comunque una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti debba essere trovata. E' evidente che il tema dei rifiuti va affrontato seriamente e che un'amministrazione consapevole deve valutarlo in tutti i suoi aspetti. L'uso del termovalorizzatore non come sostituivo della raccolta differenziata ma come ultimo anello della catena dei rifiuti per eliminare ciò che non si riesce a riciclare può apparire interessante, ma sul tema ci sono diverse questioni aperte. Quello che segue è un tentativo, indipendente, di capire come stanno le cose.
In pratica un termovalorizzatore è un inceneritore che brucia il residuo non riciclabile dei rifiuti, chiamato CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) recuperando parte dell'energia termica generata nella combustione e convertendola in energia elettrica da immettere nella rete di distribuzione. Per fugare ogni dubbio, è bene dire che la termovalorizzazione richiede l'incenerimento. Per questa ragione, in questo articolo, termovalorizzatore e inceneritore sono da considerarsi sinonimi, così come sono sinonimi termovalorizzazione e incenerimento. Per evitare confusione da questo momento in poi si useranno solo i termini inceneritore e incenerimento.
Sul tema dell'inceneritore di Ottana esistono diverse questioni aperte. Una possibile divisione in gruppi:
- Questioni sul processo di incenerimento in quanto tale
- Questioni circa le biomasse e l'energia prodotta
- Dubbi sulla scelta di Ottana e sul metodo scelto dalla Giunta Regionale
Il processo di incenerimento.
- E' vero che durante la combustione vengono generati dei gas (in particolare diossine)?
- E' vero che dai filtri, insieme ai gas, fuoriescono anche delle nanoparticelle che sono pericolose per la salute?
- Esistono prove serie e studi attendibili che mettano in relazione la presenza degli inceneritori e danni alla salute?
- Per ogni tonnellata di CDR, circa 250 Kg sono di ceneri altamente tossiche. Cosa ne facciamo delle ceneri, come le smaltiamo e dove ?
- Il Termovalorizzatore di Brescia, citato ad esempio è davvero così esemplare
1. Durante l'incenerimento vengono generati dei gas che vengono emessi nell'aria, dopo essere stati filtrati. Il filtraggio di questi gas non azzera, in nessun caso, la diossina che quindi, insieme ad altri veleni, si ritrova nell'aria: dall'aria decade sul terreno, ed entra nella catena alimentare. Anche usando come riferimento un documento certamente non di parte nè schierato contro gli inceneritori quale il rapporto delle migliori tecniche (BAT, Best Available Techniques) per l'incenerimento dei rifiuti redatto nell'Agosto 2006 dalla Commissione Europea, risulta comunque che nel processo di incenerimento vengono emesse diossine nell'aria. Inoltre l'Unione Europea, in un documento intitolato Inventario europeo delle diossine, stima che il trattamento dei rifiuti (e in particolare l'incenerimento) e il settore industriale (in particolare il siderurgico) sono i massimi responsabili dell'emissione in atmosfera di diossine: «Nonostante i considerevoli sforzi degli ultimi anni per ridurre le emissioni degli inceneritori di rifiuti solidi urbani questo tipo di fonte continua a dominare l'immissione di diossine in atmosfera».
Occorre notare che la diossina, a causa dell'alta affinità per le sostanze grasse, entra nella catena alimentare: in virtù di questa proprietà, la diossina emessa nell'ambiente dall'inceneritore di Ottana si concentrerebbe nella catena alimentare, ad esempio nella filiera latto-casearia: il latte (e tutti i suoi derivati, ovviamente) prodotti da bestiame che si ciba di foraggi provenienti da zone in cui ci sono ricadute di diossina conterranno diossina. L'emissione di diossina attraverso l'incenerimento è un fatto.
2. Quando una sostanza organica (contenente principalmente carbonio, azoto, idrogeno, e ossigeno) brucia vengono rilasciate molecole più piccole e generalmente biodegradabili (anche se inquinanti). Se la sostanza contiene anche una frazione rilevante di materiali inorganici (come dei metalli), i prodotti della combustione possono portare, specialmente se ad alte temperature, ad aggregati atomici e leghe metalliche , che non sono biodegradabili, e vengono disperse in ambiente sotto forma di aerosol. Questi aggregati hanno una dimensione dell'ordine dei nanometri (miliardesimi di metro), da cui il nome nanoparticelle.
Le nanoparticelle possono ritrovarsi un po' ovunque, nello scatolame a causa della sua usura, in alcuni farmaci come eccipienti, nel fumo di sigaretta e degli inceneritori, nel pesce di mare, in prossimità di vulcani: la lista è potenzialmente infinita. La presenza delle nanoparticelle nel fumo che fuoriesce dagli inceneritori non è in discussione, è un dato di fatto: nel già citato rapporto della Commissione Europea sulle BAT per l'incenerimento, nel par. 3.2.2.1, vengono individuati oltre 20 sostanze diverse che vengono emesse nell'aria. Tra queste, oltre la diossina, sono presenti il Cadmio, l'Arsenico,il Piombo, il Cobalto, il Cromo e il Mercurio. Parecchi di questi elementi (cadmio, arsenico ecc.) sono cancerogeni noti o sospettati; altri sono noti per la loro neuro-tossicità. Gli ossidi di azoto e l’ozono che ne deriva agiscono sull’apparato respiratorio e cardiovascolare favorendo patologie infiammatorie e degenerative. L'emissione di nanoparticelle (particolato) di metalli pesanti e cancerogeni attraverso l'incenerimento è un fatto.
- nell'International journal of hygiene and environmental health, del Maggio 2007 viene riportato un articolo scritto da ricercatori dell' Istituto di Medicina Preventiva, Facoltà di Medicina, Università di Lisbona. Nello studio, relativo ai livelli di cadmio, mercurio e piombo osservati nella popolazione umana vicina a due inceneritori si conclude che "paragonati con i dati di riferimento in condizioni simili, i livelli osservati di cadmio, piombo e mercurio presenti nel sangue, sembrano essere relativamente più alti, sia per i valori medi che per quelli estremi"
- nella rivista italiana di Epiemiologia e prevenzione di Maggio-Giugno 2006, viene pubblicato uno studio del Dipartimento di medicina ambientale, Università di Padova in cui si osserva nella popolazione femminile di Venezia e Mestre un "eccesso statistico del Sarcoma ai Tessuti molli tra le donne nella categoria a più alta esposizione" e questo viene messo in relazione all'esposizione ambientale.
- nella rivista italiana di Epiemiologia e prevenzione di Luglio-Agosto 2005 viene pubblicato uno studio dell'UO Biostatistica, CSPO,Istituto scientifico Regione Toscana e Dipartimento di statistica G. Parenti, Università di Firenze, in cui emerge che nel periodo 1986-1992 si è osservato nella zona di Campi Bisenzio un picco localizzato di morti per il linfoma non-Hodgkin tra la popolazione maschile. Nello stesso comune, un inceneritore di rifiuti urbani era operativo dal 1973 al 1986, quando è stato chiuso si sono rilevate le prove di contaminazione di diossina nel suolo
- nell'Emidemiology Journal del Maggio 2004 viene riportato uno studio dell'Istituto Nazionale di salute Pubblica giapponese fatto sugli inceneritori in Giappone (ad alto contenuto tecnologico). Nell'articolo si legge che nella zona osservata, con tutte le cautele del caso, si osserva una diminuzione del rischio delle morti tra i nenonati con l'aumento della distanza dall'inceneritore. Ovvero, più si vive vicini all'inceneritore (con un picco tra 1-2 Km) e più si rischia di osservare morti tra i neonati.
4. Riguardo alle ceneri.
Per ogni tonnellata di rifiuti incenerita si ha un aumento dei volumi, ottenendo:
- Una tonnellata circa di emissioni gassose dai camini
- Circa 250 Kg di scorie e ceneri tossiche
La presenza dell'inceneritore di Ottana richiede lo smaltimento di circa 25.000 t/anno di rifiuti speciali. In trent'anni ci saranno 750.000 t di rifiuti speciali da portare in discarica, e in Sardegna non esiste discarica in grado di ospitare un quantitativo così elevato di questo materiale: per accogliere questo tipo di materiale di scarto occorrono infatti discariche speciali che diano garanzie di totale sicurezza ambientale.
A tale proposito si osservi che nel "Rapporto sullo stato di salute dei residenti nelle aree con siti industriali, minerari o militari in Sardegna, Italia" commissionato dall'Assessorato alla Sanità Regionale emerge che, nelle aree industriali, la compromissione dello stato di salute delle popolazioni coincide con le attività ad alta produzione di rifiuti speciali. Aumentare quindi la produzione di Rifiuti speciali, costuisce un elemento di rischio per tutte quelle popolazioni che si troveranno a risiedere in prossimità delle zone in cui i rifiuti verranno stoccati. Certo, le ceneri si possono trasportare e portare in una discarica (a pagamento), ma noi viviamo in un'isola: per trasportare le ceneri occorre usare le navi (gli aerei sarebbero troppo rischiosi), e questo implica elevato rischio ambientale e elevati costi di smaltimento, probabilmente a carico della collettività. La necessità di un corretto smaltimento delle ceneri tossiche è un fatto.
5. Riguardo all'inceneritore di Brescia.
In prossimità della città, c'è uno degli inceneritori più grandi d'Europa (ca. 750.000 tonnellate l'anno: il triplo di quello di che si vorrebbe costruire a Ottana) che soddisfa da solo circa un terzo del fabbisogno di calore dell'intera città (1100 GWh/anno) e che, nonostante sia stato oggetto di diverse procedure di infrazione da parte dell'Unione Europea, nell'ottobre 2006 è stato proclamato «migliore impianto del mondo» dal Waste to Energy Research and Technology Council, un organismo indipendente formato da tecnici e scienziati di tutto il mondo e promosso dalla Columbia University di New York; ha suscitato però "qualche" perplessità il fatto che questo organismo annoveri tra gli "enti finanziatori e sostenitori" la Martin GmbH, che è tra i costruttori dell'inceneritore premiato. L'impianto di Brescia non è così bello come qualcuno lo dipinge, anche questo è un fatto.
Nei prossimi due articoli verranno analizzate le questioni relative alle biomasse e all'energia prodotta, alla scelta di Ottana come sede; verrà infine proposta una possibile alternativa all'incenerimento dei rifiuti.