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lunedì 9 luglio 2007

Rapporto sullo stato di salute dei residenti nelle aree con siti industriali, minerari o militari in Sardegna, Italia

[AVVERTENZA DI CHI NE HA CURATO LA TRADUZIONE
: Questo articolo è stato pubblicato in italiano nel febbraio 2006 nella rivista Epidemiologia e Prevenzione. Tuttavia io l'ho recuperato, su Internet, solo in inglese e ho cercato di tradurlo nel modo più accurato possibile, comunque non essendo io nè un medico nè un esperto di statistica non posso garantire sulla correttezza della traduzione. Consiglio quindi le persone realmente interessate a consultare direttamente l'articolo in inglese. ]


Autori:
· Biggeri A,
· Lagazio C,
· Catelan D,
· Pirastu R,
· Casson F,
· Terracini B.

Dipartimento di statistica G Parenti, Università di Firenze. abiggeri@ds.unifi.it


Il lavoro descritto nel presente rapporto è stato richiesto dalla Direzione D’Igiene, salute e Benessere sociale della Regione Sardegna (Italia).

È stato portato a termine dall’osservatorio epidemiologico Regionale sotto il controllo dell’ESA (Epidemiology Development and Environment) e con il supporto dell’Unione Europea. Diciotto aree (per un totale di 73 comuni) sono state identificate a priori come “potenzialmente inquinate”, prendendo in considerazione una popolazione di 917.977 persone nel censimento del 2001 (56% della popolazione sarda). Le aree sono state individuate dopo la città più importante così come indicato sotto (tra parentesi i dati arrotondati della popolazione del 2001), le attività industriali più importanti sono indicate brevemente.


Aree industriali:

  • Portoscuso (59.000): preparazione di alluminio e altri metalli, fonderia, impianti elettrici. Miniere dismesse (prevalentemente carbone, piombo e zinco). Impianti per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti speciali. La legge italiana 349/1986 ha classificato quest’area come “ad alto rischio di crisi ambientale” e quegli impianti come “ad alto rischio tecnologico” (Norma Seveso, Decreto 334/1999). L’area è parte del sito nazionale per il recupero del Sulcis.
  • San Gavino (24.000). Attività industriali e commerciali. Fonderia di zinco e piombo. Fabbriche casearie. Produzione alimentare.
  • Sarroch (52.000). Industria petrolchimica e raffineria. Impianti di produzione di energia elettrica. Miniere. Inceneritore. Impianti per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti speciali. Depositi di gas e oli minerali.
  • Ottana (15.000). Industria chimica. Produzione di fibre plastiche e sintetiche. Produzione di denim.
  • Porto Torres (158.000). Industria chimica: produzione di prodotti chimici di base (benzene, toluene, etilene, propilene e altri), polietilene, elastomeri, e cloruro di vinile. Industria tessile. Discariche di prima e di seconda categoria. Alcuni impianti sono stati classificati come “ad alto rischio tecnologico” (Norma Seveso, Decreto 334/1999). Quest’area è un sito di recupero nazionale. È inclusa la città di Sassari .
  • Tortolì (23.000). Costruzione di strutture in acciaio per impianti offshore per l’industria del petrolio e del gas. Cartiera.
  • Tempio Pausania (21.000). Produzione del sughero. Cave.
  • Macomer (17.000). Industria tessile velluto. Discariche di prima e di seconda categoria. Inceneritore.

Miniere:

  • Arbus (30.000): Estrazione dello zinco, del piombo e dell’argento.
  • Iglesias (39.000): estrazione dello zinco, del piombo e dell’argento.

Zone militari:
  • Teulada (16.000)
  • La Maddalena (11.000). Cantieri marina militare
  • Salto di Quirra (31.000). Area mineraria.

Aree urbane:
  • Cagliari (299.000). Impianti petrolchimici, porto, aeroporto
  • Nuoro (37.000)
  • Olbia (47.000): porto, aeroporto
  • Oristano (31.000)
  • Sassari (121.000)



Risultati: La comparazione Italia - Sardegna
Nel periodo 1997-2001, il tasso di mortalità standardizzato per età (x1,000 persone-anno) tra i maschi è stato più alto che in Italia (84,4 contro 80,8), mentre il contrario è accaduto per le femmine (50.9 contro 52.0). Le cause di morte legate a malattia sono state 1,4% nei maschi e il 2.5% per le femmine (contro rispettivamente un dato nazionale del 1.1% e 1.4%). Paragonato al dato nazionale italiano, le stime del tasso regionale di mortalità standardizzato per età è più alto in Sardegna per malattie infettive (23% nei maschi e 12% nelle femmine), malattie respiratorie (22% e 14%: la pneumoconiosi è 6 volte più frequente in Sardegna che in Italia), malattie dell’apparato digerente (26% e 9%), cancro al seno (5%). D’altra parte, i tassi di mortalità regionale sono stati più bassi di quelli nazionali per malattie cardiovascolari (-1,3% e -7,4% nei maschi e nelle femmine, rispettivamente), tutti i cancri considerati insieme (-9% e -7%) e per il cancro al polmone (-5% e -32%). I tassi di mortalità nazionale e regionale per il linfoma non Hodgkin per entrambi i sessi e per la leucemia nelle femmine sono stati praticamente uguali, mentre l’ultimo tasso per i maschi è stato leggermente più alto in Sardegna che in Italia (9,4 vs 8,4 x 100.000 persone-anno). In particolare nei maschi le differenze nei tassi di mortalità per tutte le cause e per quelle cardiovascolari, malattie respiratorie e cancro al polmone tra le quattro province “tradizionali” (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano) sono state più grandi delle differenze tra Sardegna e Italia. Abbastanza curiosamente, anche i tassi di mortalità per i tumori linfoemopoietici sono stati più eterogenei all’interno della Sardegna.

Risultati nelle zone sotto esame
I rapporti delle dimissioni ospedaliere in Sardegna hanno mostrato un’alta variabilità, che è in parte attribuibile alle differenze sia di posti ospedalieri che di forme alternative di assistenza. Questa eterogeneità deve essere tenuta in considerazione quando si interpretano i tassi di dimissione ospedaliera. Questi sono relativamente alti in alcune aree (Cagliari, Iglesias, Portoscuso, Tortolì) e bassi in altre (Olbia, Porto Torres, Sassari). Tutti i rapporti tra dato osservato/atteso sono stati basati su cifre compensate dalla privazione materiale. Tutte le statistiche stimate sono state riportate con un intervallo di confidenza del 90%.

Aree industriali:
Nel 1997-2001 le morti da malattie respiratorie sono state significativamente maggiori tra i maschi a Portoscuso (obs/exp 205/124,77) e a San Gavino (69/46,77). Le morti da pneumoconiosi sono state osservate sporadicamente, con la sola eccezione di Portoscuso, dove l’eccedenza è impressionante (obs/exp 112/30,46). SMRs per il cancro ai polmoni negli uomini varia tra 0,62 di Ottana e l’1,22 di San Gavino, con variazioni statistiche significative dai valori attesi di Portoscuso e di Sarroch (entrambi con SMR significativamente in eccesso en entrambi i casi: 1,24). A Porto Torres la mortalità per tutte le cause è stata significativamente in eccesso per entrambi i sessi (SMRs 1,18 e 1,21), per malattie respiratorie (1,08 e 1,28), per malattie del sistema digerente (1,13 e 1,21). L’ultimo dato è confermato dai rapporti di incidenza del registro del cancro locale. Tra le aree industriali, Porto Torres è stata quella con la maggior prova di un eccesso di morti per il cancro linfoemopoietico nei maschi (obs/exp 99/83,60) e nelle femmine (73/68,2).

Aree minerarie:
Queste aree sono caratterizzate da un eccesso statistico della mortalità degli uomini, per la gran parte causato da condizioni respiratorie non neoplastiche (obs/exp 119/86,41 a Iglesias e 156/62,55 ad Arbus). Negli ultimi anni, le morti da pneumoconiosi sono state in media 20 per anno ad Arbus e 10 per anno ad Iglesias. Il cancro al polmone nei maschi è stato significativamente in eccesso in entrambe le aree (exp 72/56.38 in Arbus and 108/72.14 in Iglesias ) . C’è un andamento annuale (1981-2001) verso una diminuzione della mortalità per problemi respiratori, che tuttavia rimane grandemente in eccesso sulla media regionale anche nel periodo più recente.

Aree militari:
Gli eccessi statisticamente significativi sono stati rilevati a La Maddalena (mortalità 1981-2001), nei maschi 17 casi osservati contro 6,13 attesi, nelle femmine 8/5,64. Nel salto di Quirra, tra il 1997-2001 morti da mielosi 5/2,3 e leucemia sono aumentati per entrambi i sessi (total obs/exp 20/13.3, statisticamente non significativo)

Aree urbane:
Le aree urbane in Sardegna sono relativamente ben sviluppate con alti livelli di indicatori socioeconomici. Il profilo della salute a Cagliari e Sassari è tipico di città del mondo occidentale. A Cagliari c’è una mortalità più alta per tumori colorettali, al seno e ai polmoni

Conclusioni:
L’inquinamento ambientale (non occupazionale) può spiegare alcuni degli eccessi di malattia nelle zone industriali della Sardegna osservate, in particolare nelle donne, in genere meno esposte ai rischi degli ambienti di lavoro, mentre nelle zone minerarie studiate lo schema delle malattie suggerisce una maggiore incidenza dei rischi legati all’ambiente di lavoro. D’altra parte il collegamento causale tra l’occorrenza della malattia e l’esposizione nelle zone militari rimane non dimostrato. Lo schema della malattia nelle città della Sardegna appare essere associato con lo stile di vita e l’inquinamento urbano. Storicamente, le regioni del sud Italia sono state caratterizzate da un vantaggio rispetto al resto della nazione in termini di salute, ma durante l’ultimo decennio questo vantaggio ha teso a svanire. La Sardegna conferma questo andamento secolare. Tuttavia negli studi riguardanti gli anni più recenti, il tasso complessivo di mortalità standardizzato con l’età nelle femmine Sarde rimane ancora più basso della media Italiana, ma non più nel caso dei maschi. E’stato rilevato che le differenze nel profilo di salute tra residenti in differenti zone della Sardegna sono molto più grandi delle differenze tra la Sardegna e il resto d’Italia. Il maggior contributo alle differenze intraregionali è dato dalle 18 zone investigate per le malattie respiratorie (compreso il cancro) nelle aree industriali di Portoscuso, Sarroch e Porto Torres e nelle zone minerarie; le malattie dell’apparato digerente, il cancro al fegato e il cancro linfoemopoietico nella zona di porto Torres; il cancro al sistema linfoemopoietico in alcune zone militari; i cancri al colon e al retto, al polmone, al seno e all’utero in alcune delle città più grandi della Regione.

martedì 26 giugno 2007

Riforme e Consenso:istruzioni per l'uso

Dall''elettore al telespettatore, ovvero come si è passati dalla ricerca del consenso alla conquista dello share.

Il consenso dei cittadini spesso è ignorato, presunto, dato per scontato. Nel migliore dei casi viene ricercato a posteriori attraverso sondaggi demoscopici, quando l'atto politico/di governo è già stato posto in essere. Si ricorre ai sondaggi d'opinione perchè non si ha più il polso della base elettorale, i partiti sono talmente lontani dai propri elettori che, per sapere quello che pensano, devono fargli telefonare da un istituto di ricerca escludendo in questo modo la possibilità (e il rischio) che le persone dicano quello che pensano realmente, incasellando la critica in un test a risposta chiusa. Dalla ricerca del consenso siamo passati alla conquista dello share trasformando l'elettore in spettatore, l'iscritto al partito in consumatore al mercato della politica, il militante in cliente: abbiamo svilito le tessere e l'appartenenza ai partiti per sostituirle con un telecomando. E il cittadino, giustamente, ha la sensazione che, in fondo, in tutti i canali ci sia sempre lo stesso programma perchè qualcuno ha deciso, sulla sua testa, cosa valga la pena trasmettere e cosa no. E che questo programma sia solo una scusa per vendergli a carissimo prezzo qualcosa che non gli serve.
In molti casi, a tutti i livelli, è accaduto che la riforma di turno sia stata pianificata, programmata, eseguita, e solo successivamente si sia ricercato il consenso degli elettori a supporto di un atto che è vissuto "di vita propria". E' emblematico il caso del termovalorizzatore di Ottana, in cui la Giunta Regionale ha individuato, a torto o a ragione non è questa la sede per discuterne, la necessità di costruire un Termovalorizzatore a Ottana, stabilendo linee guida, indicendo un bando per la progettazione, e aggiudicandolo. A questo punto, e solo a questo punto, si è ricercato il consenso dei cittadini che non sono stati interpellati nelle fasi preliminari. Questo metodo, oltre ad essere offensivo per la dignità dei cittadini elettori, è anche fallimentare sul piano dell'efficacia dell'azione politica: gli esclusi infatti percepiscono, giustamente, questa ricerca di consenso come un atto puramente formale, e ovviamente si uniscono in comitati "contro". E l'essere contro il termovalorizzatore si traduce poi nell'essere contro l'azione politica in toto, e contro i partiti che la portano avanti.
E' compito degli organismi politici/amministrativi informare correttamente e in modo equo i cittadini sulle motivazioni dell'azione politica/di governo. Occorre confrontarsi con le persone e stabilire un rapporto diretto con loro: spiegare le ragioni per cui si decide di compiere un atto, ed elencarne i benefici, ma anche i rischi; le opportunità, ma anche le minacce. E occorre, sopratutto, ascoltare le obiezioni, soppesarle, confrontarsi con gli elettori che dissentono ed eventualmente modificare l'azione politica. Il consenso, così come il dissenso, deve essere informato, motivato: la ricerca del consenso è molto più complessa ed articolata rispetto a quanto si può incasellare in un sondaggio d'opinione. Ascoltare richiede tempo, passione e disponibilità al confronto. E senza confronto non ci può essere consenso. Al termine del confronto può anche essere necessario andare avanti, ma questo deve essere fatto solo dopo aver ascoltato gli elettori, i cittadini, le persone.
Nessuno deve avere l'idea che la propria opinione non venga neanche ascoltata, e che comunque non conti. E' questa convinzione, infatti, che ha minato le radici del rapporto tra partiti e cittadini, che ha reso le persone apatiche, se non ostili, nei confronti di una classe politica diventata elitaria e estranea ad ogni rapporto con il mondo reale. Ed è questa convinzione che occorre eliminare stabilendo un rapporto diretto con gli elettori, senza mai stancarsi di parlare e spiegare, ma, sopratutto, senza mai stancarsi di ascoltare ed agire di conseguenza.

Gianstefano Monni

CONTRIBUTI E RIFLESSIONI PER UN PARTITO VERAMENTE NUOVO
In questa sezione ognuno di noi può postare le sue riflessioni, i suoi scritti, i suoi suggerimenti sulla forma, il modus operandi, le caratteristiche che il PD dovrebbe avere per essere veramente nuovo. I contributi postati sono emendabili, integrabili, e anche criticabili.

QUALE SINISTRA? (Quantità e qualità della sinistra in un partito "di massa")

Nel generale rimescolamento di dichiarazioni e posizionamenti seguito all'accelerazione sulla formazione del nuovo soggetto, mi ha colpito un concetto in particolare.
Esiste un punto di vista, ingenerosamente attribuito solo alla cosiddetta "sinistra radicale", ma che è più in generale attribuibile ai soggetti di sinistra che non si impegnano direttamente perchè la politica è un affare per pochi (sporco, per giunta),e che sono sempre "più a sinistra di qualcuno", e magari per effetto della sindrome di Cristoforo Colombo a forza di spingersi a sinistra percorrono l'orbe della politica fino a ritrovarsi a destra.
Il punto di vista è il seguente:
l'esperienza del Partito Democratico è nei fatti inutile poichè non vi è abbastanza sinistra nelle sue premesse e nella sua composizione; o perlomeno non c'è tutta la sinistra che serve al nostro Paese per affrontare una nuova fase di riforme vere e di sostanza.
A parte le considerazioni accessorie su questa posizione , paragonabile nel funzionamento causa-effetto a quella di una ragazza che ti dice "Ti lascio perchè non voglio farti soffrire", resta il dubbio se sia veramente importante la quantità di sinistra da "portare" nel nuovo soggetto, o se non sia piuttosto un problema di qualità della sinistra.
L'interrogativo è angosciante anche perchè, come le ciliegie, se ne tira dietro tanti altri a catena.
Il primo è: la qualità della sinistra espressa fino ad oggi, stante anche l'azione di governo espressa sia a livello locale che nazionale, è a livello delle ambizioni che la classe dirigente ha di proclamarsi "riformista" o "riformatrice" o "progressista"?
Posto che la risposta al quesito è necessariamente NO, cerchiamo di capire quale potrebbe essere la "forma" della sinistra capace di garantire qualità, e quindi riforme.
Innanzitutto se vogliamo riferirci a esperienze concrete possiamo senz'altro dire, come tanti notisti politici fanno notare da mesi, che i soggetti capaci di fare le riforme sono coloro i quali governano le situazioni per come si presentano e non per come si vorrebbe che fossero. Infatti, un deficit tipico della nostra classe politica è quello di appellarsi di volta in volta al programma di governo, per fregiarsi della patente di riformista, cosa che serve per alimentare visibilità, rendite di posizione e potere ricattatorio.
Emerge tra l'altro in questo frangente come questi comportamenti siano appannaggio tanto della sinistra radicale, tanto di forze cosiddette "moderate", in ultima analisi accomunate da percentuali elettorali piuttosto che da identità di vedute.
Ecco, il potenziale riformista dell'azione di governo, già di per sè ridotto a causa della "condizione Italia" che non consente interventi immediati, viene ulteriormente smembrato proprio a causa dell'incapacità "strutturale" di calibrare le riforme alla situazione oggettiva del Paese da parte dei nostri esponenti al governo: Politica estera,Tesoretto, Scalone delle pensioni, DICO, Liberalizzazioni sono vicende di governo esemplificative del pauroso deficit di cultura di governo nel centro sinistra.
Detto ciò personalmente non credo che un maggior tasso di sinistra in termini di "quantità", avrebbe sortito effetti migliori, dal momento che il compianto Berlinguer affermava, a ragione, che in Italia la sinistra non avrebbe governato neanche con il PCI al 51%.
Resta ora da proporre un esempio di sinistra di qualità; cosa non facile, dal momento che, come disse qualcuno, è molto facile dire cosa non vogliamo (un approccio simile alla formula battesimale del "rinuncio"?)ma è molto più difficile dire come vogliamo essere (in questo, ha ragione Rossana Rossanda, il PD è molto indietro).
Proviamo a rifletterci, però, magari per punti. Partiamo sciogliendo l'equivoco che spinge alcuni politici a confondere confronto, mediazione, compromesso, ricatto.
  • La mediazione assurge ad arte della politica quando sono chiari gli ambiti della mediazione. Esempio: sul territorio non si può mediare - Alta Velocità, MOSE, PPR Sardegna, Termovalorizzatore Ottana,
  • Le riforme in sè richiedono un sacrificio. La riforma è tale se lede interessi particolari in nome dell'interesse collettivo. Il PD deve avere la capacità di mirare all'interesse collettivo anche a costo di ledere interessi particolari (vedi post su riforme e consenso).

Tore Dessena



venerdì 22 giugno 2007

Questo è il regolamento che vorrei...

Le tre leggi della politica:
  1. Ogni eletto deve perseguire la legalità in ogni sua azione
  2. Ogni eletto deve rendere conto ai propri elettori di ogni sua azione, se questo non contrasta con la prima legge
  3. Ogni eletto deve perseguire il raggiungimento dei punti del programma per cui è stato votato, se questo non contrasta con la prima e con la seconda legge

Le tre leggi di attribuzione degli incarichi:
  1. qualunque incarico, a qualunque livello, deve essere abbandonato dopo due mandati
  2. Non sono ammesse deroghe a nessun titolo, per nessun livello e tipo di incarico.
  3. la posizione della candidatura all'interno della lista non ha alcun valore ai fini dell'eleggibilità: ciò che conta ai fini dell'eleggibilità sono unicamente i voti presi dal candidato e dalla lista cui appartiene
  4. per gli incarichi che non prevedono votazione: ogni incarico deve essere assegnato alla persona che presenta le migliori competenze, ovvero che possa certificare attraverso il proprio Curriculum di essere in grado di svolgere meglio delle altre il compito in questione.

Le due leggi di composizione delle liste:
In ogni lista:
  1. almeno la metà devono essere donne
  2. almeno un terzo deve avere meno di quarant'anni
  3. Per quanto al punto 2, almeno un terzo del bilancio del partito deve essere destinato alla formazione politica e all'aggiornamento dei giovani dirigenti, mediante corsi, seminari, iniziative che vedano la partecipazione di funzionari, enti, istituzioni, istituti di ricerca, e quant'altro si renda utile alla formazione delle classi dirigenti del futuro.

Le tre leggi di composizione degli Organismi Direttivi:
  1. per gli organismi direttivi valgono le leggi precedentemente citate
  2. l'incarico di segretario di circolo/federazione/regione è incompatibile con l'incarico amministrativo di sindaco/governatore/presidente/assessore di qualsiasi Ente
  3. nomine e incarichi si decidono solo in segreteria o in direttivo attraverso votazione segreta dei componenti e verbali che vengono pubblicati o affissi in sede

Sui rapporti tra mercato e politica:
la politica definisce le leggi che regolano il mercato, eventualmente con l'aiuto di autorità garanti. Gli operatori del mercato agiscono su di esso autonomamente, vincolati dalle regole stabilite dalla politica. Ogni atto di indirizzamento degli operatori, se legale, può essere fatto solo in modo palese attraverso le autorità garanti. Qualunque cittadino eletto di cui venga dimostrato il tentativo di indirizzare il mercato in modo autonomo ed illegittimo decade immediatamente dal suo incarico.

Politica e legalità:
qualunque cittadino eletto, condannato con sentenza passata in giudicato, decade immediatamente dall'incarico. Se il reato per cui è condannato riguarda l'esercizio delle funzioni istituzionali è tenuto a rimborsare quanto percepito durante il mandato, e quanto versato ai fini previdenziali viene escluso dal calcolo della pensione e destinato ad altri usi.

Sui costi della politica:
decade il diritto a percepire la pensione e ogni altra indennità legata al termine del mandato. La pensione dei cittadini eletti viene calcolata sulla base dei contributi versati, come per ogni altro cittadino.






giovedì 21 giugno 2007

Fassino canta da Fiorello con ventiquattromila voti...

lunedì 18 giugno 2007

il Primo Passo

Dice un proverbio antico che ''un cammino di un milione di passi inizia con il primo passo''.
Il Partito Democratico è un cammino faticoso e impegnativo di mille miglia che deve iniziare con un primo passo.
Il nostro primo passo.

Una scelta inderogabile, forse l'ultima, quella delle persone perbene, quella dei cittadini che intendono la cittadinanza attiva e solidale come momento di partecipazione e d’impegno al servizio delle comunità, quella di tanti compagni, amici e simpatizzanti che non rinunciano a pensare che l’impegno politico possa essere ancora un’occasione per assumere responsabilità singole e collettive, morali ed intellettuali, nell’interesse del paese.
La necessità di una nuova mobilitazione politica e di forte impegno civile nel nome del dialogo e del confronto interculturale, nel nome di un nuovo umanesimo, di pace, tolleranza, per il progresso e lo sviluppo sostenibile, capace di garantire il futuro alle nuove generazioni.

Oggi è arrivato il momento della partecipazione, ampia e diffusa, senza etichette o diritti di prelazione, della rappresentanza libera e diretta delle persone, per un agire politico laico e democratico.
Occorre rompere ogni indugio per promuovere il dibattito culturale, la partecipazione ed il necessario consenso al sostegno, sviluppo e radicamento del NUOVO PARTITO DEMOCRATICO, ispirato ai principi fondamentali della carta costituzionale della Repubblica Italiana, caratterizzato da metodi, regolamenti e sistemi autenticamente democratici e partecipativi.
Bisogna puntare ad un salto di qualità nel rapporto tra politica e società, ascoltare e dialogare con i cittadini per far emergere i nuovi bisogni e rappresentarli.

La società civile, quella organizzata, quella dei mille volontariati, quella dell’associazionismo culturale e professionale, quella del protagonismo delle donne e dei giovani, quella delle nuove povertà ed emarginazioni chiede di essere ascoltata e rappresentata nel nome di un principio elementare e rivoluzionario allo stesso tempo: una testa un voto.

Per questo motivo ritengo urgente e indispensabile mobilitare risorse umane e intellettuali, generazionali e professionali, per una stagione di impegno politico, di rappresentanza realmente democratica e non virtuale che vuole intraprendere nuove strade e sperimentare nuovi modelli e nuovi linguaggi di comunicazione più comprensibili dai cittadini.
Sono consapevole che la nostra storia, il nostro vissuto politico e culturale, il nostro patrimonio di idee e di testimonianza, ci accompagnerà, ci sosterrà e ci aiuterà ad affrontare con la necessaria sicurezza le sfide per IL PARTITO DEMOCRATICO, capace di mobilitare vecchie e nuovi entusiasmi, capace di contrastare efficacemente la nuova ondata di qualunquismo e dell’antipolitica ma inesorabilmente orientato, senza condizioni, a rompere le logiche della autoreferenzialità, della politica politicante, della politica come professione che ha contribuito per troppi anni a scavare un solco profondo fra le istituzioni e i cittadini determinando un clima di sfiducia e pessimismo.

Ecco perché questo è il momento della [http://wiki.dsnuoro.it/index.php/Libert%C3%A0_%C3%A8_Responsabilit%C3%A0 RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE E COLLETTIVA],
Una scelta obbligata per un riformismo democratico e sociale, condiviso e popolare, federalista ed europeo, contro le divisioni e i personalismi, per includere e non escludere, nel nome di un sano, responsabile e moderno laicismo, dialogante e maturo che non vuole erigere steccati ma che chiede rispetto e dignità.

Non si tratta di rinunciare alle nostre convinzioni ma di renderle disponibili e al servizio di un progetto di più ampio respiro, il partito democratico, il partito dell’ulivo per dare un contributo fondamentale al bipolarismo nel solco della migliore tradizione delle democrazie europee.

L’impegno è quello di trovare un equilibrio ed una fattiva cooperazione fra i partiti e i movimenti che in questi anni hanno svolto un ruolo politico con alterne fortune e con il limite, a volte, di ritenersi, sbagliando, autosufficienti e in grado di dare da soli e non insieme ad altri compagni di viaggio, le necessarie risposte - di governo e di opposizione -alle domande di una società complessa e in profondo cambiamento.

Impegniamoci con passione e senza remore alla nascita del partito democratico all’insegna del motto “io partecipo”, “io decido”, lavorando alla organizzazione di strutture informative e di partecipazione per un percorso duraturo e fecondo, in cui le nostre differenze saranno il valore aggiunto e non l’ostacolo ad una nuova stagione della politica italiana.

Non si tratta di agire “''contro un passato''” o “''contro qualcuno''” ma di proporre un nuovo modo di fare politica che sappia dare una risposta alla crisi della attuale politica, ormai con il fiato corto, capace di suscitare nuovi entusiasmi e nuove presenze, perché quello che sembra tutto deciso, così non è, perché possiamo essere veramente protagonisti del nostro futuro.
Non dobbiamo modificare i nostri progetti, i nostri impegni individuali e collettivi, le nostre responsabilità come dirigenti, amministratori, professionisti o semplici cittadini ma dobbiamo raccogliere la domanda di cambiamento che sale dalla base popolare, moltiplicando gli sforzi, ascoltando e dialogando con chi, fino ad oggi, non appare a noi un interlocutore ma che invece rappresenta a pieno titolo il vasto mondo dei mille interessi diffusi e articolati nel territorio che ci circonda.
Il partito democratico non può e non deve essere il frutto di una spartizione dall’alto perché così facendo nasce già morto.
Se la gente è davvero disposta a crederci nonostante tutto, i partiti che lo sostengono, le associazioni e i movimenti, i cittadini devono lavorare insieme affinché l’impresa riesca.

Un partito democratico capace di garantire alcune condizioni essenziali per la buona riuscita del progetto:
# Un fase democratica e costituente quella dell’Ottobre prossimo dove i cittadini, si iscrivono al PD, versando una quota e dove i delegati delle assemblee territoriali, regionali e nazionali, in un percorso ascendente periferia-centro politico, siano scelti per tesi o documenti di proposta politica con un primo firmatario leader, che può esprimere un numero di delegati proporzionali al consenso ricevuto, senza quote in deroga o posti di diritto, in cui si può dimostrare realmente che piccoli o grandi dirigenti di partito, professionisti del mondo economico e sociale, cittadini e volontari si mettono in gioco, con le medesime opportunità.
# Una fase di riforma della politica che renda protagonisti i cittadini con l’introduzione a regime del SISTEMA DELLE PRIMARIE. Per il candidati e candidate leader del PD a livello nazionale, regionale e locale, per i candidati e candidate al Senato e alla Camera, per i candidati e candidate alle cariche di Presidente della Regione e delle Autonomie Locali.
# Una fase di riforma delle organizzazioni-partito che dovrà necessariamente ripensare al sistema dei costi di gestione, rendendola più trasparente e sostenibile agli occhi dei cittadini. Penso ad esempio alla condivisione di una carta dei valori etici, alla organizzazione di albi curriculari che certifichino professionalità, merito e formazione politica che rendano più democratici i processi di selezione per l’assegnazione di incarichi e responsabilità pubbliche, sottraendole alle trafile partitocratriche, con l’obiettivo di coniugare impegno politico e merito professionale.Occorre infine creare le condizioni per l’attivazione di una rete di comitati e circoli per il partito democratico che mobilitino uomini e donne per un impegno politico sempre meno elitario e autoreferenziale e sempre più vicino ai bisogni e alle aspettative dei cittadini. Partendo infatti dalle priorità della comunità, delle famiglie, dei singoli si possono costruire forme di consultazione permanenti che consentiranno in futuro un più vivace e fecondo dibattito e confronto su temi eticamente sensibili per i quali oggi prevale l’approccio ideologico e settario, la politica delle “questioni” (es: quella laico-cattolica), il timore di proporre un dialogo scevro da condizionamenti culturali, dottrinali, che intende perpetuare stereotipi e luoghi comuni ma che non è capace di prendere atto che la realtà della società italiana è molto più complessa e articolata di quanto si possa immaginare.
# un generale e profondo rinnovamento anche anagrafico delle istituzioni repubblicane, dei partiti, delle organizzazioni economiche, sociali e culturali, è una delle risposte ma non l’unica, alla “crisi della politica”, al deficit di idee e di elaborazione politica per il futuro. Ecco perché affidare le sorti del nuovo partito democratico ad un comitato di saggi “over 55” significa non credere nella potenzialità e nella capacità dell’altra metà degli [http://www.wittgenstein.it/proposta.html italiani sotto i 40 anni], portatori di nuove idee, di nuove letture sociali e culturali, portatori di un nuovo tempo di condurre e fare la politica.

Allora accettiamo la sfida, quella di una risposta “originale” al mondo contemporaneo, evitando compromessi o inutili mediazioni guardando al passato, perché le probabilità di successo sono legate a quanto coraggio avremo nel comporre un puzzle di valori e priorità per il futuro che sappia anticipare e governare le spinte tumultuose e continue del cambiamento.
Questo è il dovere della sinistra italiana oggi, nel partito democratico di domani.

Salvatore Boeddu