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giovedì 21 giugno 2007

lunedì 18 giugno 2007

Memorabilia

  • Cui Prodi est: (lett. "a chi (va) prodi?") deriva dalle parole pronunciate da Medea nell'omonima tragedia di Seneca. Ai versi 500-501 in risposta ad un suo quesito interiore ella si interroga: "cui prodi est ", cioè Medea si chiede se Prodi sarà il dux del PD perchè altrimenti gli altri litigano o gli altri litigano perchè sarà lui il leader del PD. Il concetto espresso da Medea è alla base di ogni ricerca investigativa: la scoperta di un possibile movente favorisce anche la scoperta del colpevole, o comunque limita il numero dei sospettati. Ma anche nella vita di ogni giorno, domandarsi sempre "cui prodi est?" - altrimenti reso con Cui bono? - aiuta a rintracciare i fini ultimi e i reali interessi che leggi, decreti o semplici decisioni nascondono, al di là degli alti ideali che sembrano proporsi e garantire.


  • Si vis pacem para mastello: (lett. "se vuoi la pace parati da mastella): È ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet mastello, letteralmente "Chi aspira alla pace, si pari da mastella". È una delle frasi memorabili contenute nel libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.Questo adagio viene usato per legittimare la costituzione di un apparato militare paragonabile a quello di un oppositore presente o futuro.Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5) con la locuzione Paritur pax mastello, vale a dire "la pace si ottiene con mastella".


  • Nemo tenetur se detergere: (lett. nessuno è obbligato a lavarsi)


  • RAS perit domino: (lett. "La cosa perisce dal padrone.") Nel diritto privato indica che il rischio del perimento della RAS grava su colui che la dirige al momento del perimento stesso.


  • Gratatio pallarum omnia mala fugat (lett. il leggero strofinamento dei genitali maschili allontana ogni sventura). Nell'antica Roma indicava una pratica, tipica del rituale magico-pagano, consistente nello strofinamento leggero dei genitali maschili allo scopo di neutralizzare oscure forze maligne. Pare che questa antica liturgia sia stata professata di recente da diversi cittadini in occasione della pubblicazione dell’elenco dei 45 nomi che faranno parte dell’assemblea del PD del 14 ottobre.


  • Prorogatio est petita ? Derogatio manifesta (lett. proroga richiesta? deroga manifesta). Nel diritto ereditario questa frase (nota come principio di derisione del regolamento) indica che le proroghe degli incarichi vengono concesse attraverso deroghe a statuti e regolamenti che le impediscono solo formalmente. Il comitato per il PD sta attentamente vagliando l'applicazione di questo principio in contrapposizione con il principio di democrazia.


  • Rinnovamenti principium usa, ut incaricu rinnovum obtenas (lett. Usa il principio del rinnovamento per ottenere il rinnovo dell'incarico). Questa frase, nota anche come "Rinnovamento per il Rinnovo" deriva da una prassi diffusa nel periodo della Roma imperiale, con la quale si consigliava ai veterani di farsi alfieri del rinnovamento della classe dirigente per poter reclamare incarichi per sè stessi in quanto elementi di novità.


  • Quod omnes tangit ab omnibus approbari debet (lett. quello che riguarda tutti, deve essere approvato da tutti").

Elettori e Eletti

Elettori e Eletti


Di questi ometti son piene le stanze:


io non sò, nè faccio, nè lascio fare

quello che voglio è solo mangiare

senz'arte nè parte conduco le danze

usando di altri ideali e speranze.

Faccia sfacciata buona a predicare

quello che conta è mal razzolare


tra torbidi voti riunioni e pietanze.


Io fingo sempre e fingo anche bene

da tanti anni questo è il copione:

decidere tutti e decidere insieme

sentendo di tutti l'idea e l'opinione.


Denaro e potere è ciò che mi preme

io sono il più furbo, mica un coglione


Uguccione da Furreddu

PD: UN ESEMPIO DI OGGI PER I LEADERS DI DOMANI

PD: UN ESEMPIO DI OGGI PER I LEADERS DI DOMANI

In vista della costituzione del Partito Democratico, si è aperta la caccia anche ai nuovi leaders locali i quali, se intendono aver fortuna, dovranno osservare e far propri i tratti dei grandi maestri del pensiero politico della fine del secolo scorso. Nuoro, unitamente ai paesi viciniori, è sempre stata generosa madre di intellettuali e il Nostro, pur con qualche sottile differenziazione di estrazione e formazione, può essere considerato a pieno titolo un illustre…operaio nella…fabbrica del Pensiero.
Per facilitare i lettori, si procederà ad abbozzare il profilo personale di uno nostri opinion leader: chiaramente non svelerò il nome ma non sarà difficile, visti alcuni indizi già riportati, intuirlo.
Occorre quindi fare un passo oltre e cercare di capire le ragioni di tanta longevità nella vita politica e nelle istituzioni. Il quesito non è peregrino poiché il soggetto in questione non possiede, rispetto ai consociati, qualità superiori alla media.
Al contrario, possiede uno stile modesto e un gusto piuttosto discutibile. Ha pure attraversato indenne una fase di politica- costume forzitaliota nella quale l’aspetto doveva quasi prevalere sull’intelletto. Egli, infatti, non è particolarmente bello, atletico, coraggioso ma rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente.
Lo si può osservare nel corso dei vari incontri cui un esponente politico deve, talvolta noiosamente, partecipare e, quando gli capita di intervenire, entra in contatto con le zone più vertiginose delle problematiche e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale.
Pone gran cura nel mostrarsi interessato al problema e altrettanto impegno a non conoscere i dettagli; tuttavia, nel rispondere al cittadino è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di un dovere nei suoi confronti.
Il Nostro, inoltre, parla un italiano di base: abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate e riesce e rendere evanescente la sintassi. Evita i pronomi, ripetendo per esteso il soggetto; pur avventurandosi pericolosamente in incisi e parentesi, che lo relegano a largo del discorso di partenza, non usa espressioni ellittiche e utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Insomma qualsiasi uditore avverte che, all’occorrenza, potrebbe essere più facondo di lui.
Oltre a ciò è assolutamente privo di senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformarla. Gli sfugge la natura del paradosso.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti, rispettando comunque l’opinione dell’altro non per proposito ideologico ma per disinteresse.
Possiede tute le caratteristiche per far parte dell’organigramma del PD. I suoi più maligni detrattori lo vorrebbero, per metterne in luce le incapacità, responsabile per il tesseramento ma lui, forgiato all'elaborazione speculativa, respinge indignato.
Insomma, gli aspiranti dirigenti locali, scampato il pericolo delle primarie, potranno prostrarsi al cospetto del Nostro e vedere in Lui un vero e proprio...Salvatore.

Jacopone da Venezia